In breve
- Un tender ben attrezzato permette di muoversi tra barca madre, banchina e spiagge in sicurezza e con meno stress, soprattutto in rada affollata.
- Le attrezzature di coperta giuste (passerelle, scalette, bitte, bozzelli, winch) riducono gli errori di manovra e aumentano il comfort durante la navigazione e le soste.
- Le dotazioni di sicurezza a bordo non riguardano solo zattera e giubbotti: anche una scaletta che galleggia o una passerella antiscivolo fanno la differenza in un imprevisto.
- Investire in accessori modulari e leggeri (carbonio, gonfiabili multifunzione) libera spazio in coperta e semplifica lo stivaggio su barche da charter.
- Prima di comprare, conviene verificare peso, ingombro, sistema di fissaggio e manutenzione, oltre alla compatibilità con il proprio tipo di imbarcazione e di crociera.
Scelta del tender: dimensioni, materiali e dotazioni per un uso realmente pratico
Il tender è l’anello di congiunzione tra la barca e la terra. In rada, di notte in porto o durante una sosta veloce per rifornimenti, tutto passa da lì: persone, sacche, cambusa, taniche di carburante. Un tender scelto solo “perché era incluso nel noleggio” spesso si rivela poco stabile, faticoso da remare o mal attrezzato.
Per una crociera di una settimana con 4 persone, oggi la maggior parte dei noleggiatori propone tender dai 2,40 ai 2,70 metri con pagliolato a stecche o gonfiabile. In molti casi il tender base è sufficiente per un uso saltuario, ma chi prevede rada quotidiana e spostamenti frequenti dovrebbe valutare un modello dedicato, da acquistare o noleggiare a parte, con equipaggiamento più curato.
Dimensioni del tender: quando più lungo aiuta davvero
La regola pratica più diffusa è scegliere un tender leggermente più grande rispetto alle necessità minime. Un modello come il Nautoo Brezza 210, con lunghezza attorno ai 2,10 metri e pagliolato steccato, offre grande vantaggio in termini di peso e ingombro per piccoli equipaggi fino a 3 persone, ma può diventare stretto con borse e sacchi cambusa. Su una barca tra i 36 e i 40 piedi, molti equipaggi trovano più comodo un tender tra 2,40 e 2,60 metri, compatibilmente con lo spazio a coperta e sulla plancetta.
Occorre però considerare il luogo di stivaggio. Su una barca a vela da charter mediamente il tender si tiene a prua capovolto, legato alle draglie, oppure gonfio in acqua con cima di ormeggio e cima di sicurezza. Più cresce la lunghezza, più diventa complicato muoversi in coperta e gestire l’ormeggio in condizioni di vento. Per questo molti skipper preferiscono rimanere sui 2,40–2,50 metri, valutando bene la larghezza interna e la portata dichiarata.
Materiali e fondo: pagliolato, stabilità e facilità di trasporto
I tender più diffusi sono in PVC con tubolari a più camere, che richiedono cura ma offrono un buon compromesso tra prezzo e durata. Per chi naviga spesso o lascia l’imbarcazione esposta al sole intenso, l’Hypalon garantisce maggiore resistenza ai raggi UV e all’abrasione, a fronte di un costo sensibilmente più alto. Un tender entry level come il Brezza 210 risponde alle esigenze di chi cerca leggerezza e stabilità per due o tre persone, con il vantaggio di dimensioni ridotte quando è sgonfio, perfette per stivaggio in gavone o in auto.
La scelta del pagliolato incide moltissimo sul comfort. Il pagliolato a stecche rende il tender leggero e poco ingombrante, ma meno rigido sotto i piedi e meno adatto a carichi pesanti. Il fondo gonfiabile ad alta pressione (air deck) migliora stabilità e comfort d’imbarco, con peso ancora contenuto. Il pagliolato in alluminio o compensato marino aumenta rigidezza e sfruttabilità del tender, utile per chi trasporta spesso acqua, viveri o attrezzature subacquee, ma complica il montaggio e lo stivaggio.
Dotazioni minime e accessori che cambiano la vita a bordo
Oltre a remi e pompa, il tender dovrebbe sempre avere cime adeguate (una di ormeggio, una di sicurezza più lunga per il traino), gallocce o punti di fissaggio robusti e una bottiglia di riserva per la pompa, spesso sottovalutata. A seconda della zona di navigazione, la normativa sulle dotazioni obbligatorie dei tender può cambiare; per i dettagli aggiornati conviene fare sempre riferimento alla Capitaneria di Porto competente, perché sanzioni e controlli si basano sulle disposizioni ufficiali, non sulle abitudini del porto turistico.
Conviene aggiungere una piccola ancora con cima, utile per fermarsi vicino a una spiaggia senza avvicinare troppo la barca madre, e una torcia stagna per le uscite serali. Un supporto rigido o una slitta per il motore fuoribordo in coperta evita di lasciarlo penzolare sulla draglia, riducendo il rischio di colpi o cadute in acqua. Nella pratica quotidiana una sacca dedicata con kit di riparazione, cime e pompe di ricambio evita giri infiniti alla ricerca dei pezzi giusti nel gavone.
L’esperienza mostra che un tender dimensionato e allestito con cura riduce il numero di manovre “acrobatiche” in banchina e rende più fluide le giornate in rada.

Passerelle, scalette e accessori per salire a bordo in sicurezza
L’accesso a bordo da banchina o dal mare è uno dei momenti in cui si verificano più piccoli incidenti: scivolate, urti, cadute in acqua. Gli accessori giusti per passerella e scaletta bagno non servono a fare scena, ma a rendere prevedibile ogni movimento in ingresso e in uscita dalla barca.
Su molte imbarcazioni da charter la passerella standard è pesante, poco antiscivolo e difficile da gestire da una sola persona. Chi naviga spesso, soprattutto in coppia o con bambini, trae beneficio da soluzioni più moderne e leggere, anche a costo di un investimento iniziale più alto.
Passerelle moderne: tra telescopiche elettriche e soluzioni gonfiabili
Le passerelle telescopiche come la Besenzoni PE660 Jolly offrono un compromesso interessante tra comfort e ingombro. La struttura in acciaio inox resiste bene all’ambiente marino, mentre il sistema elettrico consente di estrarre e ritrarre la passerella quasi senza sforzo, con funzionamento silenzioso. Questa soluzione si adatta molto alle barche private che restano in acqua tutto l’anno, meno alle barche da charter dove le installazioni fisse dipendono dall’armatore.
Per chi cerca leggerezza estrema, prodotti come la Aurora 216 di Exit Carbon combinano materiale in carbonio, superficie antiscivolo e struttura pieghevole. Il peso ridotto permette di manovrarla facilmente anche in solitaria, mentre l’ingombro minimo in gavone libera spazio per altre attrezzature. Su una barca di 40 piedi una passerella in carbonio può trasformare manovre complicate in un gesto semplice, soprattutto quando la banchina è alta o la marea varia sensibilmente.
Esistono poi passerelle gonfiabili come l’Airwalk di Osculati, che lavorano su due fronti: accesso a bordo dalla banchina e utilizzo come piattaforma galleggiante o SUP improvvisato in rada. Questo tipo di accessorio è utile alle famiglie che vogliono ampliare la zona di gioco in acqua e ridurre gli urti tra tender e barca. La qualità del tessuto e delle valvole, in questo caso, fa davvero la differenza sulla durata nel tempo.
Scalette bagno: perché un buon progetto vale più di un gradino in più
La scaletta bagno viene spesso considerata un dettaglio, finché non si presenta la prima risalita con onda formata o con una persona affaticata. Modelli in carbonio come quelli proposti da Seasmart, completamente smontabili, modulari a due gradini e privi di parti metalliche, offrono diversi vantaggi pratici: leggerezza, galleggiabilità in acqua e nessun rischio di corrosione galvanica.
Una scaletta che galleggia riduce il rischio di perderla quando viene sganciata in fretta o cade in mare, e permette recuperi più semplici. La modularità, con pezzi da due gradini, consente di adattare la lunghezza al tipo di specchio di poppa e all’altezza dell’acqua, mantenendo sempre almeno un paio di gradini ben immersi. Questo dettaglio aiuta enormemente chi risale stanco o con pinne ai piedi.
La superficie dei gradini deve essere davvero antiscivolo, non solo “zigrinata”. In molti casi vale la pena applicare nastri antisdrucciolo marini specifici o sostituire i gradini originali se troppo lisci. Una scaletta ben dimensionata e facile da calare in acqua da chiunque a bordo diventa un vero dispositivo di sicurezza, non solo un accessorio di comfort.
Tabella comparativa: tipi di passerella per la crociera
Per chiarire le differenze tra le principali soluzioni oggi disponibili per la crociera familiare, ecco una sintesi delle caratteristiche pratiche:
| Tipo di passerella | Peso medio | Vantaggi principali | Limiti da considerare |
|---|---|---|---|
| Telescopica elettrica (es. PE660 Jolly) | 35–55 kg | Comodità, nessuno sforzo fisico, integrazione estetica sulla poppa | Richiede installazione fissa, costo elevato, manutenzione impianto elettrico |
| Pieghevole in carbonio (es. Aurora 216) | 5–9 kg | Leggera, facile da stivare, molto rigida e antiscivolo | Prezzo superiore alle passerelle in alluminio, attenzione agli urti secchi |
| Gonfiabile multifunzione (es. Airwalk) | 10–15 kg | Usabile come SUP o piattaforma, confortevole, assorbe urti | Richiede gonfiaggio, minore rigidità laterale, sensibilità a tagli e abrasioni |
Valutare con calma peso, ingombro e manutenzione permette di scegliere una passerella coerente con il tipo di crociera prevista, senza trasformare ogni imbarco in un piccolo numero di equilibrismo.
Dotazioni di sicurezza: zattera, tender e ruoli in caso di emergenza
Qualunque barca, anche la più moderna, resta vulnerabile a un imprevisto grave: incendio a bordo, urto con oggetti semi sommersi, ingressi d’acqua importanti. In questi scenari il tender e le dotazioni di sicurezza di coperta devono lavorare insieme, non in concorrenza.
La zattera di salvataggio rappresenta il cuore del dispositivo di emergenza, ma la sua efficacia reale dipende da come è stivata, da chi la sa attivare e da quali accessori la affiancano. Un equipaggio che conosce i ruoli e ha provato almeno una volta il percorso “dal Mayday alla zattera” riduce tempi di reazione e margine di errore.
Zattera di salvataggio: scelta e gestione
Modelli come l’ISO Atlantic II di Lalizas sono omologati secondo normative internazionali e offrono capacità diverse a seconda del numero di persone dichiarato. Per una barca da charter con 6–8 persone a bordo in crociera costiera, una zattera per almeno 8 posti rappresenta una scelta prudente, considerando anche la possibile presenza di un bambino in braccio o di una persona che richiede più spazio.
La zattera va controllata e revisionata secondo le scadenze riportate dal produttore, generalmente ogni 3 anni per l’uso diporto, ma le condizioni cambiano in base al modello e al tipo di omologazione. Per i riferimenti normativi completi aggiornati conviene consultare il sito della Guardia Costiera o della Capitaneria di Porto locale, perché i requisiti minimi per le dotazioni obbligatorie variano con la distanza dalla costa e il tipo di bandiera.
La posizione in coperta deve consentire un varo rapido anche con barca sbandata. Una zattera in gavone profondo, sepolta da cime e parabordi, diventa difficile da recuperare proprio quando serve. Molti armatori scelgono un supporto rigido esterno o un vano dedicato nel pozzetto, con cintura di sicurezza che ne impedisce la perdita accidentale ma si apre in pochi secondi in caso di emergenza.
Ruolo del tender nelle emergenze e nelle manovre difficili
Il tender non sostituisce la zattera, ma in alcuni scenari rappresenta un supporto prezioso. Durante un incaglio leggero, ad esempio, un tender con motore e cima lunga può aiutare a smagrire la barca o spostare un’ancora secondaria. In rada con vento in aumento, il tender permette di verificare rapidamente l’assetto dell’ancora senza mettere in moto la barca madre.
Perché il tender sia effettivamente utile nelle situazioni critiche, l’attrezzature di base deve essere sempre pronta: remi fissati, cima di traino di lunghezza adeguata, motore in efficienza con carburante sufficiente. Una tanica di benzina da 5 litri dedicata al tender, con etichetta chiara, evita di trovarsi a secco nella rada sbagliata. È prudente controllare queste dotazioni all’inizio di ogni settimana di crociera, come si farebbe con fuochi a mano e razzi.
Per le dotazioni obbligatorie dei tender, specialmente se utilizzati per collegamenti frequenti a terra oltre certe distanze dalla costa, il riferimento ufficiale resta sempre la normativa nazionale aggiornata pubblicata da Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili e Guardia Costiera.
Organizzazione pratica della sicurezza di coperta
Una buona organizzazione in coperta rende più rapidi i movimenti nei momenti tesi. Alcuni accessori meritano un posto fisso e facilmente raggiungibile: coltello da ormeggio a lama fissa, cavi elettrici ordinati, parabordi già preparati sulla murata giusta prima dell’ingresso in porto. Allocare una piccola zona di “pronto intervento” vicino al tambuccio, con kit di primo soccorso, luce stroboscopica e VHF portatile, riduce gli spostamenti in condizioni di mare formato.
La routine di inizio giornata potrebbe includere un rapido giro di controllo: stato della scaletta bagno, fissaggio della passerella, posizione di tender e cima di sicurezza, libera circolazione delle manovre correnti. Una checklist scritta, anche solo su un foglio plastificato vicino al tavolo da carteggio, aiuta gli equipaggi meno esperti a non dimenticare passaggi importanti.
In mare aperto la differenza non la fanno gli accessori più costosi, ma quelli che ogni membro dell’equipaggio sa usare al momento giusto.
Ordine di coperta: bitte, bozzelli, winch e accessori per manovre fluide
Una coperta ordinata è una coperta sicura. Cime mal raccolte, bozzelli usurati, winch mai lavati creano ritardi e piccoli incidenti che, in ingresso in porto con vento traverso, possono costare caro. Il tema non riguarda solo le regate: anche chi veleggia in famiglia ha bisogno di manovre prevedibili e di attrezzature che non tradiscano al momento cruciale.
Sulle barche da noleggio si trovano spesso componenti di qualità variabile, con cuscinetti rumorosi o strozzatori che non bloccano più bene. Prima di mollare gli ormeggi conviene dedicare mezz’ora a verificare lo stato dell’attrezzatura di coperta, dall’impiombatura delle cime alle redance sui golfari di prua.
Winch, strozzatori e bozzelli: piccoli controlli che evitano grandi problemi
I winch devono girare fluidi, senza scatti eccessivi. Dopo un inverno fermo o un utilizzo intenso, grasso vecchio e sporcizia salina possono ostacolare il movimento. Chi naviga con barca propria dovrebbe prevedere una manutenzione completa almeno annuale, mentre chi charterizza può limitarsi a verificare sul posto: due o tre giri di manovra sotto carico moderato mostrano subito se il winch lavora bene o no.
Gli strozzatori devono bloccare le cime senza schiacciarle eccessivamente. Un test semplice consiste nel tesare la cima e poi colpire leggermente lo strozzatore: se vibra e slitta, serve attenzione. In navigazione notturna o con equipaggio ridotto un singolo strozzatore difettoso può costringere a rimanere troppo a lungo nel pozzetto per tenere una scotta in mano.
I bozzelli, infine, vanno controllati visivamente: crepe sul corpo, pulegge ovalizzate, spine che si muovono. Sostituire un bozzello in banchina è un disturbo limitato, farlo con mare formato è molto più complesso. Tenere a bordo uno o due bozzelli di scorta universali rappresenta un piccolo investimento che salva molte uscite.
Organizzazione delle cime e riduzione degli intralci
Le cime di ormeggio e le manovre correnti dovrebbero avere percorsi chiari, senza incroci inutili. In porto spesso si vedono cime gettate nel pozzetto “per sbrigarsi”, salvo poi inciampare al primo bordo. L’uso di salsicciotti o elastici marini per raccogliere le cime in eccesso vicino alla base dell’albero o ai winch riduce moltissimo il disordine.
Una buona pratica consiste nel dedicare un colore diverso a ogni manovra principale: drizze, scotte del genoa, randa, spi o gennaker. Su molti charter moderni questo standard è già adottato, ma nei casi in cui non sia presente una piccola etichetta plastificata vicino a ogni strozzatore aiuta i neofiti a non sbagliare. In una virata rapida sapere a colpo d’occhio quale cima mollare fa la differenza.
Lista di controlli rapidi di coperta prima di uscire
Per rendere più concreta l’organizzazione dell’equipaggiamento di coperta, ecco una lista di verifiche pratiche da fare prima di ogni uscita, specie con equipaggio non abituale:
- Winch che girano liberi e senza rumori metallici anomali.
- Scotte e drizze senza segni evidenti di sfilacciamento, soprattutto vicino alle gallocce e ai bozzelli.
- Strozzatori che serrano e rilasciano correttamente ogni cima.
- Parabordi già posizionati sul lato previsto per uscita/entrata in porto.
- Passerella e scaletta fissate e non libere di muoversi durante la manovra.
- Tender in acqua con cima di sicurezza oppure correttamente legato in coperta.
Trasformare questi punti in abitudine riduce lo stress di chi gestisce le manovre e rende l’esperienza in mare più serena per tutto l’equipaggio.
Accessori per tender e organizzazione dello spazio a bordo
Un tender ben scelto diventa davvero utile solo se dotato degli accessori adatti e se trova una collocazione logica su barca. Il tema è particolarmente sentito su imbarcazioni da charter tra i 34 e i 42 piedi, dove ogni metro quadrato in coperta ha già un compito preciso tra verricello dell’ancora, pozzetto e gavoni.
Le aziende nautiche negli ultimi anni hanno sviluppato supporti specifici per il trasporto e lo stivaggio del tender, che riducono il lavoro fisico e migliorano la sicurezza in navigazione. L’obiettivo resta sempre lo stesso: barca ordinata, movimenti chiari, meno rischio di colpi e cadute.
Supporti, gruette e sistemi per sollevare il tender
I supporti per tender da poppa, montati su plancette o pulpiti, permettono di tenere il gommone sollevato dall’acqua durante le traversate, riducendo drag e rischio di sbandamenti in caso di onda formata. Produttori come SWI-TEC propongono soluzioni che combinano bracci pieghevoli e sistemi di sollevamento assistito per chi non vuole trasformare ogni recupero del tender in un esercizio di forza.
Le gruette leggere in alluminio o inox offrono un modo relativamente semplice per issare il tender a bordo. Il principio è chiaro: si riduce lo sforzo umano sfruttando leve e paranchi. Su barche intorno ai 40 piedi questi sistemi diventano particolarmente interessanti quando il tender supera i 30–35 kg complessivi tra scafo e motore. L’installazione richiede però valutazione attenta dei punti di fissaggio per non indebolire pulpiti o specchio di poppa.
Accessori dedicati: pompe, kit riparazione, fermi per remi
Gli accessori specifici per tender fanno spesso la differenza tra un mezzo sempre pronto e uno che richiede continuamente piccole attenzioni. Una pompa ad alta pressione di qualità, preferibilmente con manometro integrato, consente di gonfiare il tender al valore corretto senza prove a tentoni. Un gonfiaggio insufficiente rende il gommone “molle” e poco stabile, mentre una pressione eccessiva in pieno sole può danneggiare le giunzioni.
I fermi per remi meritano attenzione particolare: componenti scadenti cedono proprio quando il mare si è alzato o il motore ha un problema. Sostituirli preventivamente con modelli robusti costa poco ma elimina un rischio concreto. Allo stesso modo, un kit di riparazione con toppe in PVC o Hypalon abbinate al materiale del tender, colla di qualità e carta abrasiva, deve stare in una busta separata, accessibile e asciutta.
Marchi sportivi diffusi propongono set completi di questi accessori, pensati per rendere il tender un mezzo affidabile nel tempo. In un’uscita estiva un fermo remo che si spezza può sembrare un fastidio, ma con mare formato e costa rocciosa diventa subito un problema serio.
Gestione degli spazi: dove mettere tutto senza intralciare
Su una barca di dimensioni medie, ogni accessorio in più richiede un posto preciso. Un approccio efficace prevede di dedicare un gavone o una sacca morbida esclusivamente all’equipaggiamento del tender: pompa, remi di riserva, kit riparazione, salvagenti leggeri per gli spostamenti di breve durata, cima di traino, piccola ancora. Sapere che “tutto il tender” è in un solo luogo riduce drasticamente i tempi morti quando si vuole scendere a terra.
Sulla coperta, invece, conviene evitare di lasciare accessori sciolti, soprattutto di notte o in navigazione. I supporti dedicati per remi e cime, fissati solidamente alle draglie o ai pulpiti, eliminano l’effetto “campo minato” che rende insicuro ogni spostamento dal pozzetto alla prua. Anche una semplice retina elastica sul pulpito di prua, scelta di misura adeguata, crea uno spazio naturale per parabordi, cime di riserva e secchi.
Una barca dove ogni elemento trova il suo posto diventa più piacevole da vivere e più semplice da gestire, anche con equipaggi che cambiano di settimana in settimana.
Comfort di rada e vita quotidiana a bordo: piccoli accessori, grande differenza
Una volta trovata la baia giusta e calata un’ancora affidabile, l’attenzione si sposta sul comfort quotidiano. Le soste in rada mettono alla prova tanto le attrezzature dedicate al relax quanto le soluzioni per ombra, accesso all’acqua e gestione dei movimenti tra interno e coperta. Il tender, in questo quadro, è uno strumento per esplorare l’ancora e raggiungere la riva, ma il resto dell’equipaggiamento rende l’insieme coerente.
I produttori nautici stanno puntando sempre più su accessori modulari e gonfiabili che ampliano lo spazio vivibile senza appesantire barca e gavoni. Questo approccio consente anche a chi naviga in charter di personalizzare la barca con investimenti ragionevoli, trasportando gli accessori preferiti di stagione in stagione.
Piattaforme galleggianti, SUP e giochi d’acqua
Le passerelle gonfiabili multifunzione come l’Airwalk permettono di creare rapidamente una zona relax a livello dell’acqua. Collegate alla plancetta o al tender con cime adeguate, diventano un’estensione naturale della barca, utile per prendere il sole, giocare con i bambini o semplicemente avere un punto più basso da cui fare il bagno.
L’uso di SUP gonfiabili, oggi diffusissimi, contribuisce sia al divertimento sia alla sicurezza: dalla loro altezza ridotta si controlla molto bene l’assetto dell’ancora, la distanza da altre barche e i movimenti del tender legato a poppa. Per evitare incidenti è fondamentale dotare questi oggetti di cime di sicurezza e definirne un raggio d’azione rispetto alla barca madre, soprattutto in baie affollate.
Protezione dal sole e organizzazione del pozzetto
Tendalini, bimini estendibili e teli ombreggianti trasformano il pozzetto nella vera zona giorno della barca. Per una crociera estiva alle Eolie o in Grecia la differenza tra un’ombra stabile e un telo improvvisato si sente già dopo il primo giorno. Le strutture in alluminio o inox devono essere fissate in modo che non interferiscano con winch, drizze e scotte, altrimenti il comfort si trasforma in rischio durante le manovre.
Per il pozzetto, cuscineria facilmente lavabile, tavolini pieghevoli robusti e contenitori morbidi impermeabili aiutano a mantenere ordine senza moltiplicare gli oggetti rigidi. Un secchio pieghevole per lavaggi rapidi, ad esempio, occupa pochissimo stivaggio e diventa un alleato indispensabile per sciacquare vele avvolgibili o accessori salati prima di rimetterli sottocoperta.
Un dettaglio d’esperienza che cambia la rada
Molti equipaggi sottovalutano l’effetto cumulativo dei piccoli accessori: una scaletta bagno comoda, una passerella antiscivolo, una piattaforma gonfiabile ben fissata e un tender sempre pronto rendono ogni sbarco e rientro più fluidi. È proprio in rada, lontani dalle infrastrutture del porto, che si misura la qualità dell’equipaggiamento a bordo.
La scelta da ricordare, per chi sta preparando la prossima crociera, è investire prima sugli accessori che riducono gli sforzi fisici ripetuti e migliorano i movimenti quotidiani, poi su quelli più “scenografici”. La barca diventa così un luogo dove rilassarsi davvero, non solo un oggetto da gestire.
Quali accessori per tender sono davvero essenziali per una crociera di una settimana?
Per una settimana di crociera con uso frequente del tender conviene prevedere: remi in buono stato con fermi robusti, pompa ad alta pressione con manometro, cima di traino lunga almeno 10–15 metri, una piccola ancora con 15–20 metri di cima, kit di riparazione compatibile con il materiale del tender, torcia stagna e una tanica carburante dedicata al fuoribordo se presente. Questi elementi rendono il tender un mezzo affidabile e non una fonte continua di imprevisti.
Come scegliere la passerella più adatta alla propria barca?
Per scegliere la passerella occorre valutare tre aspetti: lunghezza necessaria rispetto all’altezza media delle banchine nella zona di navigazione, peso gestibile da chi la usa più spesso e spazio di stivaggio disponibile. Le telescopiche elettriche sono ideali per barche private con uso intenso e plancetta ampia, le pieghevoli in carbonio per chi cerca leggerezza e facilità di stivaggio, le gonfiabili multifunzione per chi vuole combinare accesso a bordo e piattaforma gioco in rada.
Il tender può sostituire la zattera di salvataggio nelle dotazioni di bordo?
No, il tender non sostituisce la zattera di salvataggio nelle dotazioni obbligatorie. La zattera è progettata e omologata per garantire protezione e galleggiamento in condizioni estreme, anche con mare formato e barca abbandonata. Il tender può essere un valido supporto operativo, ad esempio per spostare ancore o raggiungere rapidamente la riva, ma non copre gli stessi requisiti previsti dalla normativa. Per le dotazioni minime obbligatorie è sempre necessario fare riferimento alle indicazioni aggiornate della Guardia Costiera e della Capitaneria di Porto.
Qual è la dimensione minima consigliata per un tender su una barca di 40 piedi?
Su una barca di circa 40 piedi con equipaggio di 4–6 persone, un tender tra 2,40 e 2,60 metri rappresenta in genere un buon compromesso tra capacità di carico, stabilità e ingombro in coperta. Modelli più piccoli, intorno ai 2,10 metri, sono gestibili e leggeri ma diventano scomodi se usati spesso con persone e borse insieme. La scelta finale deve considerare anche dove verrà stivato il tender e se si prevede di montare un motore fuoribordo.
Come mantenere in buono stato le attrezzature di coperta più sollecitate?
Per mantenere efficienti attrezzature come winch, bozzelli e strozzatori occorre prevedere un lavaggio con acqua dolce a fine crociera, una lubrificazione mirata almeno una volta l’anno e un controllo visivo regolare di crepe, ossidazioni e segni di usura. Su barche da charter è utile segnalare subito eventuali anomalie alla base nautica. L’abitudine di ispezionare la coperta all’inizio di ogni settimana di navigazione consente di individuare per tempo problemi che, con mare formato, diventerebbero difficili da gestire.