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Grand Soleil: la saga di un cantiere che ha definito un’epoca e continua a riscriverla

6 Settembre 2026 20 min di lettura Aggiornato il 10 Settembre 2026
Questo articolo è stato generato da un'intelligenza artificiale e pubblicato senza una revisione umana approfondita.

In breve

  • Grand Soleil nasce nel 1973 dal rilancio di un piccolo cantiere vicino a Bologna e si afferma subito con il GS 34 progettato da Jean-Marie Finot.
  • In oltre cinquant’anni, il marchio ha coinvolto 17 progettisti, passando dalle barche IOR alle linee Performance, Long Cruise, Plus e day cruiser.
  • La produzione ha unito processi industriali, lavorazioni di artigianato e ricerca sul design nautico, mantenendo una forte identità italiana.
  • Nel 2026 il GS Plus 80 LC da 23,99 metri rappresenta il passaggio della saga verso maxi yacht e crociera contemporanea.

Grand Soleil e Cantiere del Pardo, una storia della nautica iniziata nella Motor Valley

La vicenda di Grand Soleil non parte da un grande gruppo industriale già consolidato. Parte da un cantiere in difficoltà, da un imprenditore giovane e da una regione in cui il lavoro meccanico, la precisione dei materiali e la capacità di costruire prodotti riconoscibili avevano già creato una cultura industriale precisa. All’inizio degli anni Settanta, Giuseppe Giuliani Ricci rileva dalla procedura fallimentare il cantiere Sailboats di Crespellano, località a pochi chilometri da Bologna. Da quella realtà nascerà Cantiere del Pardo.

Il capitale iniziale è rimasto uno dei dati più raccontati di questa saga. Giuliani Ricci riceve un prestito di 3 milioni di lire da Raul Gardini, ravennate e parente acquisito. Per capire la misura dell’investimento, una Fiat 500 costava allora circa 600.000 lire. Non era una disponibilità enorme per trasformare un’attività nautica fragile in un nome internazionale. Era però sufficiente per ripartire con un gruppo di tecnici già esperti e con una direzione capace di capire che una barca non si vende soltanto per le sue misure.

Il primo catalogo ereditato includeva l’Orca 43, progetto del progettista statunitense Dick Carter. Gardini stesso ne commissionò un esemplare. Era un II Classe IOR lungo 13,26 metri, completato in cinque mesi. Quel dato racconta un aspetto concreto del primo Cantiere del Pardo: la struttura sapeva costruire, ma non possedeva ancora una linea di prodotto capace di imporre un’identità propria. Serviva una barca riconoscibile in banchina, abbastanza veloce da convincere i regatanti e abbastanza abitabile da interessare gli armatori che volevano navigare per settimane.

La scelta di Jean-Marie Finot risponde a questa necessità. Il progettista francese aveva già attirato attenzione con l’Ecume de Mer, un otto metri che teneva insieme prestazioni, volumi e facilità di conduzione. Finot apparteneva a una generazione che iniziava a usare il computer per ragionare sulle forme dello scafo e sulle linee d’acqua. Non era una sostituzione del lavoro di cantiere. Era un modo diverso di collegare calcolo, prova in mare e produzione seriale.

Il passaggio da Sailboats a Grand Soleil ha quindi una ragione industriale prima ancora che commerciale. Il nuovo nome doveva definire una famiglia di barche a vela, non un singolo modello. Il cantiere navale doveva dimostrare che la costruzione italiana poteva reggere il confronto con la produzione francese e nord-europea, allora molto forte nella fascia delle imbarcazioni tra 30 e 50 piedi. Il mare avrebbe stabilito se l’idea fosse valida, e proprio questa formula accompagnò l’esordio del marchio.

Il mare come prova concreta per un cantiere navale

Uno slogan può attirare l’attenzione al Salone Nautico di Genova, ma non basta a rendere credibile una carena. La vela giudica ogni barca su aspetti che non si nascondono a lungo: comportamento con onda corta, rigidità dello scafo, equilibrio al timone, tenuta delle attrezzature, accessibilità della manutenzione. Nel Mediterraneo queste qualità incidono sulla navigazione più di molte finiture viste in banchina.

La forza di Cantiere del Pardo è stata leggere presto questa realtà. Non ha costruito una reputazione soltanto sull’immagine del made in Italy. Ha lavorato su uno schema più concreto, nel quale estetica, prestazioni e affidabilità dovevano restare compatibili. Per chi oggi valuta un Grand Soleil d’epoca, questo è un punto pratico. Un esemplare costruito quarant’anni fa può avere una struttura valida, ma richiede comunque una perizia seria su osmosi, impianto elettrico, sartiame, motore e infiltrazioni. La fama di un modello non sostituisce mai il controllo dello stato reale della barca.

Quella combinazione fra cultura tecnica emiliana e passione per il mare ha permesso al marchio di attraversare stagioni molto diverse. Negli anni Settanta la domanda cercava scafi capaci di competere nelle formule IOR. Negli anni Novanta cresceva la richiesta di barche più confortevoli e di maggiore taglia. Dagli anni Duemila il pubblico ha iniziato a distinguere in modo netto fra racer, cruiser e modelli destinati alla crociera lunga. Grand Soleil ha cambiato progetto, materiali e organizzazione senza rinunciare a un’impronta riconoscibile.

La trasformazione non è lineare e non è priva di momenti complessi. Un cantiere che realizza yacht in serie limitata deve sostenere costi elevati, gestire forniture specialistiche e aggiornare gli stampi quando la domanda cambia. La storia del marchio mostra proprio questo: ogni nuova generazione di modelli non è solo una novità di catalogo, ma una risposta a come gli armatori intendono vivere la vela in quel periodo.

Détail du pont d'un voilier avec cordages et winch
Illustration générée par intelligence artificielle.

Il Grand Soleil 34 del 1973 ha definito un’epoca della vela italiana

Il Grand Soleil 34 viene presentato al Salone Nautico di Genova del 1973 e diventa subito il punto da cui leggere la storia successiva del marchio. Lungo 10,20 metri, nato dalle linee di Jean-Marie Finot, non era pensato come un oggetto da ammirare soltanto in porto. Doveva navigare con decisione, partecipare alle regate e offrire spazi utilizzabili da un equipaggio in crociera. In quel periodo, trovare questo equilibrio era la strada più diretta per conquistare il mercato europeo.

Il banco di prova arriva presto. Uno dei primi GS 34, Nerone, vince la Giraglia del 1974. La regata non fu una passeggiata di vento leggero. Alle brezze iniziali seguì un forte nord-ovest, una condizione che mette in evidenza la capacità di una barca di mantenere assetto e ritmo quando il mare cresce. Una vittoria non trasforma automaticamente una serie in un mito, ma rende visibile una qualità che poi gli armatori verificano navigando.

In circa dieci anni vengono costruiti 290 esemplari di GS 34. Altre fonti storiche riportano una cifra prossima ai 300 scafi, differenza legata al periodo di conteggio e alla catalogazione degli ultimi esemplari. Il dato rilevante resta la scala produttiva. Per un cantiere italiano dell’epoca, produrre quasi trecento unità dello stesso modello significava aver trovato una formula costruttiva ripetibile e una domanda ampia. Molti GS 34 navigano ancora, ma il loro valore dipende dalla manutenzione eseguita nel tempo, non soltanto dal numero dello scafo.

Perché il GS 34 funziona ancora come riferimento

Un progetto riuscito continua a essere leggibile anche quando cambiano materiali, regolamenti di regata e abitudini degli equipaggi. Il GS 34 univa una silhouette sobria a proporzioni equilibrate. La carena di Finot privilegiava una conduzione sincera, senza cercare soluzioni estreme che avrebbero reso la barca difficile per l’armatore medio. Questa scelta lo ha reso adatto sia alla regata di club sia alla crociera costiera.

Per chi compra un usato di questa generazione, la domanda non dovrebbe essere se il modello “è storico”. Dovrebbe essere se la barca risponde ancora all’uso previsto. Per una navigazione familiare estiva con quattro persone, un 34 piedi degli anni Settanta può offrire spazi limitati rispetto a uno scafo moderno della stessa lunghezza. Serbatoi, frigorifero, bagno, cuccette e ventilazione sono figli di un’altra epoca. In compenso, una barca più piccola resta gestibile nelle manovre e spesso costa meno di ormeggio rispetto a un 40 piedi contemporaneo.

Prima di un acquisto vanno verificati almeno alcuni elementi che incidono sul budget dei primi mesi. Il sartiame con più di dieci anni merita una valutazione da parte di un rigger. Le paratie devono essere controllate dove incontrano scafo e coperta. Un motore datato può funzionare bene, ma un refitting dell’impianto di raffreddamento o della trasmissione può cambiare rapidamente il costo della barca. Anche le vele vanno osservate fuori dalla sacca, perché una randa stanca si nota soprattutto quando il vento sale.

Il GS 34 ha fissato un linguaggio che Grand Soleil riprenderà molte volte: barche capaci di regatare senza costringere l’armatore a vivere come su un prototipo. È una distinzione utile anche nel charter. Una carena reattiva può piacere a un equipaggio esperto, ma una settimana in famiglia richiede pure ombra in pozzetto, stivaggi accessibili e un piano di coperta sul quale chi non ha pratica possa muoversi con attenzione. La prestazione non cancella la vita di bordo.

Il successo del primo modello consente al cantiere di allargare il progetto. Dopo sei anni arriva il GS 41, lungo 12,39 metri, orientato alla crociera con pozzetto centrale e cabina armatoriale a poppa. Questo intervallo mostra che la crescita iniziale non era guidata dalla corsa a presentare una novità ogni stagione. La nuova barca doveva ampliare la gamma senza confondere il pubblico che aveva riconosciuto nel GS 34 una proposta precisa.

Dal GS 41 in avanti, la velocità di sviluppo aumenta. Cambiano le dimensioni, le formule di stazza e l’idea stessa di comfort. Resta però una continuità: una Grand Soleil viene giudicata in navigazione prima che nel dépliant. Per questo il GS 34 conserva un posto centrale nella storia della nautica italiana e nel mercato dell’usato ben mantenuto.

I progettisti Grand Soleil raccontano l’evoluzione del design nautico

Seguire i nomi che hanno disegnato Grand Soleil significa percorrere cinquant’anni di design nautico. Il cantiere ha lavorato con 17 progettisti o studi di progettazione, ciascuno legato a una fase tecnica e commerciale diversa. Non è una semplice successione di firme prestigiose. Ogni collaborazione porta con sé un modo di interpretare carena, piano velico, distribuzione dei pesi, interni e processo produttivo.

Dopo Finot, il cantiere sceglie Alain Jezequel nel 1981. La richiesta è chiara: progettare scafi marini, affidabili e realizzabili con costi di produzione più controllati. Fra il 1981 e il 1985 arrivano cinque modelli, compreso il GS 35. I test svolti da Mauro Pelaschier, Tiziano Nava e Stefano Roberti, tutti legati alla stagione di Azzurra, danno a quella serie una credibilità concreta presso il pubblico sportivo. I risultati di produzione confermano l’interesse, con circa 200 GS 39 e oltre cento GS 343 costruiti.

Nel 1987 entra German Frers, progettista argentino noto per l’eleganza delle sue linee e per una lunga esperienza internazionale. Il GS 52, lungo 16,30 metri, diventa l’ammiraglia della gamma e raggiunge 146 esemplari. Anche il GS 42 ottiene una produzione significativa, con circa 80 unità. La crescita delle dimensioni racconta il cambiamento del pubblico. L’armatore non cerca più soltanto una barca per la regata del fine settimana, ma una piattaforma adatta a navigazioni più lunghe e a equipaggi numerosi.

Dalla cultura oceanica alle serie più razionali

Nel 1992 Grand Soleil vara il Maxi One, progetto di Bruce Farr. L’obiettivo è dichiaratamente oceanico e il nome del progettista è coerente con l’ambizione. Farr aveva firmato imbarcazioni vincenti nelle ultime edizioni della Whitbread, il giro del mondo allora punto di riferimento per l’innovazione sulle barche d’altura. L’anno seguente, per il GS 50, viene coinvolto Doug Peterson, progettista legato anche allo sviluppo di America3 e alla stagione del Moro di Venezia.

Questi nomi mostrano quanto le grandi competizioni abbiano influenzato lo yachting di serie. La Coppa America e le regate oceaniche non fornivano copie dirette da trasferire su una barca da crociera. Fornivano però metodi di calcolo, studio delle appendici, attenzione alla distribuzione dei pesi e nuove soluzioni per alleggerire le strutture. Il passaggio dalla regata alla produzione richiedeva prudenza, perché un armatore deve poter manutenere la barca e usarla in condizioni normali, non soltanto inseguire un rating.

Fra il 1996 e il 1998, Japec e Jernej Jakopin lavorano invece sulla razionalizzazione del prodotto. I GS 37, GS 46.3 e GS 43 raggiungono insieme circa 400 esemplari. La loro importanza non è soltanto estetica. In un settore a metà strada fra industria e artigianato, rendere più efficiente la costruzione significa controllare tempi, qualità delle laminazioni, assemblaggio degli interni e disponibilità dei componenti. Senza questo equilibrio, persino una bella barca può diventare troppo costosa da costruire.

La serie continua con Alessandro Vismara, autore del GS 34.1 da soli 4.200 kg, e con Massimo Paperini. Il GS 40 firmato Duck Design ottiene circa 230 esemplari, dimostrando che una barca con vocazione IMS poteva interessare anche fuori dal circuito puramente agonistico. Philippe Briand progetta il GS 56 del 2002, primo Grand Soleil con doppia timoneria e scafo realizzato con tecnica d’infusione. Sono passaggi tecnici che cambiano anche l’esperienza in coperta, soprattutto su scafi più larghi e con poppe aperte.

Chi osserva questa successione vede una regola costante. Grand Soleil non ha cercato di fissarsi in una sola estetica. Ha scelto progettisti capaci di rispondere a esigenze diverse, mantenendo la volontà di costruire barche riconoscibili e realmente naviganti.

Innovazione e artigianato nella produzione delle barche a vela Grand Soleil

Nel mondo delle barche a vela, la parola innovazione viene spesso usata in modo troppo largo. Su uno yacht significa cose misurabili: un metodo di laminazione che controlla meglio peso e resistenza, una struttura che distribuisce i carichi dell’albero, un impianto più accessibile, una coperta che rende più chiara la manovra. Grand Soleil ha attraversato diverse tecniche costruttive senza separare la tecnologia dal lavoro degli uomini che assemblano ogni unità.

Il passaggio all’infusione sul GS 56 del 2002 è un esempio concreto. In questa tecnica la resina viene richiamata attraverso i tessuti di rinforzo sotto vuoto. Se il processo è ben gestito, consente una distribuzione più uniforme della resina e un controllo accurato del laminato. Non rende automaticamente una barca superiore a ogni altra costruita con metodo differente. Il risultato dipende da materiali, progetto strutturale, controlli e qualità dell’esecuzione.

Negli anni successivi, l’impiego di fibra di carbonio cresce su modelli firmati Botin/Carkeek. Il GS 37, entrato in produzione nel 2004, arriva a 180 esemplari, mentre GS 40, GS 43, GS 46 e GS 50 sviluppano ulteriormente l’uso di materiali leggeri. Il carbonio offre rigidità e riduzione di peso, ma comporta costi maggiori e richiede competenze specifiche anche nella riparazione. Per un armatore, il vantaggio non va valutato soltanto sul numero di nodi in più. Va collegato alla manutenzione futura, alla disponibilità di tecnici e al tipo di navigazione previsto.

Costruire bene non vuol dire costruire allo stesso modo

L’artigianato in un cantiere moderno non coincide con l’idea romantica di un lavoro senza metodo. Consiste nella capacità di adattare, rifinire, controllare e assemblare elementi complessi senza perdere precisione. Gli interni di una barca richiedono lavorazioni che una macchina non risolve da sola. Armadi, paratie, passaggi impiantistici, finiture di coperta e integrazione dell’elettronica devono convivere in uno spazio soggetto a torsioni, umidità e vibrazioni.

Questa realtà spiega perché due yacht dello stesso modello possono avere dotazioni e comportamenti di bordo diversi. Un armatore può aver scelto dissalatore, generatore, aria condizionata, elettronica da regata o un piano velico più potente. Per questo chi noleggia o acquista non dovrebbe fermarsi al nome del modello. Deve chiedere la lista precisa delle dotazioni, l’anno dell’ultimo tagliando motore, la data del sartiame e le condizioni delle batterie. Una barca molto accessoriata può essere comoda, ma anche più esigente nel controllo quotidiano.

Le scelte progettuali dal 2011 rendono ancora più evidente l’identità italiana del marchio. Claudio Maletto firma GS 39 e GS 43, quest’ultimo primo Grand Soleil dotato di delfiniera. Marco Lostuzzi e Nauta Design avviano nel 2015 la linea Long Cruise con il GS 46 LC, che introduce il roll bar. Umberto Felci contribuisce con le linee d’acqua del GS 58, mentre Nauta cura design esterno e interno. Si tratta di ruoli distinti: chi progetta lo scafo definisce il comportamento in acqua; chi studia gli spazi decide come quell’imbarcazione verrà vissuta per giorni o settimane.

Il roll bar, la doppia timoneria e la poppa più aperta non sono dettagli decorativi. Possono aumentare protezione, spazio e funzionalità del pozzetto, ma cambiano anche la disposizione delle manovre e la gestione dell’ancoraggio. Per una famiglia alle prime armi in crociera, un pozzetto ampio aiuta la vita quotidiana. Non sostituisce però un briefing serio su verricello, tender, cime d’ormeggio e uso della passerella. Mare, vento e livello dell’equipaggio restano variabili che nessun allestimento annulla.

La maturità del cantiere nasce da questo rapporto fra processi replicabili e cura del dettaglio. È il punto in cui la tecnologia smette di essere una parola pubblicitaria e diventa una scelta verificabile sulla barca.

Dalle linee Long Cruise ai maxi yacht, come Grand Soleil riscrive la sua saga nel 2026

Dal 2020 Cantiere del Pardo affida i nuovi progetti a un unico team italiano composto da Matteo Polli e Nauta Design. Polli sviluppa le linee d’acqua, mentre Nauta interviene su concept e design. La scelta crea una continuità visiva e tecnica nella gamma, ma non appiattisce i modelli. Il GS 44 del 2020 e il GS 40 del 2022 parlano a un pubblico diverso da quello dei grandi Long Cruise o dei maxi della linea Plus.

Nel 2022 nasce la collezione Plus, dedicata agli yacht di grande dimensione. Il GS 72 Performance arriva per chi cerca una barca con impostazione più sportiva, mentre il GS 72 LC del 2023 interpreta la crociera lunga con maggiore attenzione alla vita a bordo. Nel 2024 e 2025 la gamma si amplia con GS 65 LC e GS 65 Performance. Questa doppia lettura è utile perché la lunghezza, da sola, non spiega il carattere di uno yacht.

Un 65 piedi votato alla crociera lunga privilegia normalmente stivaggi, autonomia, spazi interni e protezione in pozzetto. Una versione Performance tende a cercare una maggiore reattività e un piano velico più orientato alla navigazione sportiva. Per un armatore che naviga con equipaggio professionale, la seconda opzione può avere senso. Per una famiglia che immagina settimane lontano dalla marina, la prima merita spesso più attenzione. Sono due imbarcazioni della stessa dimensione, ma implicano equipaggi, budget di gestione e abitudini di navigazione differenti.

Modello Periodo indicato Lunghezza Impostazione Dato distintivo
Grand Soleil 34 1973 10,20 m Crociera e regata Circa 290 esemplari in dieci anni
Grand Soleil 52 1987 16,30 m Ammiraglia della gamma Progetto German Frers, 146 unità
Grand Soleil 56 2002 56 piedi Crociera sportiva Infusione e doppia timoneria
Grand Soleil Blue 2025 11,30 m Day cruiser Esordio del marchio nel segmento day sailing
GS Plus 80 LC In acqua nel 2026 23,99 m Maxi Long Cruise Nuovo vertice della linea Plus LC

Grand Soleil Blue e GS Plus 80 LC segnano due direzioni diverse

Il Grand Soleil Blue, presentato nel 2025, è lungo 11,30 metri e apre il marchio al segmento dei day cruiser. È una scelta significativa perché porta lo stile Grand Soleil verso un uso più immediato: uscita giornaliera, aperitivo in rada, veleggiata costiera e rientro in porto. Un day cruiser non è per forza semplice da gestire. Anche su 11 metri, vento laterale in banchina, fondali affollati e manovre a motore richiedono pratica. Però riduce l’impegno logistico rispetto a una crociera di una settimana.

All’altro estremo della gamma, il GS Plus 80 LC misura 23,99 metri ed è previsto in acqua nel 2026. Va distinto dal precedente GS 80 progettato da Giovanni Ceccarelli, lungo 26 metri fuori tutto e presentato nel 2019. I nomi sono simili, ma il progetto e la collocazione di gamma non coincidono. Questa precisione evita confusione quando si leggono annunci, comunicati o schede tecniche.

Una barca di quasi 24 metri non si valuta con gli stessi criteri di un 40 piedi. Il costo d’ormeggio, l’equipaggio, le manovre in porto, l’assicurazione, la manutenzione delle attrezzature e la gestione degli impianti richiedono una struttura organizzativa diversa. Nel noleggio, uno yacht di questa taglia viene normalmente proposto con skipper e spesso con ulteriori membri di equipaggio. Il prezzo pubblicato deve chiarire sempre se include comandante, hostess, carburante, cambusa, tasse portuali e IVA, perché le voci extra possono incidere molto sul totale.

La saga di Grand Soleil continua proprio in questa distanza fra un 11,30 metri dedicato al piacere della giornata e un maxi Long Cruise progettato per navigazioni più impegnative. Due barche lontane per scala, ma unite dall’idea che il design deve servire la navigazione e non soltanto l’immagine in marina.

Perché la storia di Grand Soleil resta utile a chi sceglie una barca a vela oggi

La lunga vicenda di Grand Soleil interessa anche chi non intende acquistare un maxi yacht. Aiuta a leggere con maggiore lucidità una barca usata, una proposta di charter o un corso di vela. Un marchio con una storia così ampia riunisce modelli nati per obiettivi diversi. Confondere un GS 34 degli anni Settanta, un racer Botin/Carkeek e un Long Cruise contemporaneo porta a confronti sbagliati fin dall’inizio.

Chi valuta un noleggio dovrebbe distinguere prima di tutto fra bareboat e formula skippered. Il bareboat mette a disposizione la barca senza comandante professionista. Richiede autonomia reale nella conduzione, non soltanto una patente nautica posseduta sulla carta. Per una prima crociera in famiglia, la formula con skipper è generalmente più adatta, perché permette di delegare decisioni meteo, manovre in porto e gestione dell’itinerario a chi naviga professionalmente.

La patente nautica italiana e i limiti di abilitazione sono soggetti a regole che possono essere aggiornate. Prima di prenotare un bareboat, Lei deve verificare che il titolo posseduto sia valido per il tipo di navigazione e per la zona prevista, rivolgendosi alla Capitaneria di Porto o alla Motorizzazione Civile competente. Il charter può inoltre imporre requisiti ulteriori, come curriculum nautico, deposito cauzionale e verifica pratica al check-in.

Le verifiche concrete prima di scegliere un Grand Soleil a noleggio o usato

Un modello prestigioso non elimina la necessità di guardare contratto e scheda tecnica. Per una settimana in Mediterraneo, un preventivo deve indicare con precisione quante persone sono comprese, quale cabina viene assegnata e quali servizi restano esclusi. Carburante, pulizia finale, tender fuoribordo, biancheria, porto di partenza, marina di rientro e deposito cambiano il costo finale più di una differenza apparente nel prezzo di listino.

  • Verifichi l’anno di costruzione e l’ultimo refitting documentato.
  • Chieda la data di sostituzione del sartiame e delle batterie.
  • Controlli se il prezzo comprende skipper, carburante e pulizia finale.
  • Legga le franchigie assicurative prima di versare il deposito.
  • Scelga l’area in base alla stagione e al livello dell’equipaggio.

La stagione conta quanto il modello. Alle Eolie, luglio e agosto possono offrire giornate luminose e buon vento termico, ma l’affollamento delle rade e il Meltemi assente non significano mare sempre facile. In Grecia, il Meltemi può rendere le Cicladi impegnative fra giugno e settembre. In Sardegna, il maestrale richiede rotte conservative e porti alternativi già studiati. Una barca performante reagisce bene quando è condotta da chi sa ridurre vela, cambiare piano e rinunciare a una tappa.

Per chi guarda l’usato, la stessa prudenza vale sulle serie storiche. Il GS 34 resta affascinante e può essere un acquisto sensato, ma non deve diventare un progetto di restauro sottovalutato. Una perizia nautica indipendente, una prova del motore e un controllo in alaggio costano meno di una sorpresa strutturale scoperta dopo il passaggio di proprietà. Il fascino dell’epoca è un valore, non una garanzia tecnica.

Grand Soleil ha attraversato più di mezzo secolo perché ha saputo cambiare modello, progettista e scala produttiva. Per scegliere oggi una di queste barche, o una formula di navigazione ispirata allo stesso modo di andare per mare, contano invece le condizioni reali di utilizzo, il livello dell’equipaggio e i costi riportati nero su bianco.

Quando è nato il primo Grand Soleil?

Il primo Grand Soleil 34 fu presentato al Salone Nautico di Genova nel 1973. Era lungo 10,20 metri e fu progettato dal francese Jean-Marie Finot.

Quanti Grand Soleil 34 sono stati costruiti?

Le ricostruzioni storiche indicano circa 290 esemplari costruiti nell’arco di dieci anni; alcune fonti riportano una cifra vicina a 300, a seconda del periodo di conteggio considerato.

Che differenza c’è tra Grand Soleil Performance e Long Cruise?

Le versioni Performance privilegiano impostazione sportiva, leggerezza e risposta a vela. Le Long Cruise puntano maggiormente su autonomia, comfort, protezione e gestione delle navigazioni prolungate.

Il GS Plus 80 LC è lo stesso yacht del GS 80 del 2019?

No. Il GS 80 progettato da Giovanni Ceccarelli nel 2019 era lungo 26 metri fuori tutto. Il GS Plus 80 LC, previsto in acqua nel 2026, misura 23,99 metri ed è un progetto distinto della linea Plus Long Cruise.

Per un noleggio bareboat basta avere la patente nautica?

La patente può essere richiesta, ma il bareboat richiede anche esperienza reale nella conduzione, nelle manovre e nella gestione meteo. I requisiti di abilitazione vanno verificati presso Capitaneria di Porto o Motorizzazione Civile competente, oltre che nel contratto del noleggiatore.